Bonus mamme lavoratrici 2026: esonero contributivo e contributo INPS, requisiti e importi

assicurazione

Quando si parla di “bonus mamme” nel 2026, in realtà si fa riferimento a due misure distinte, spesso confuse tra loro perché nate dallo stesso impianto normativo ma con requisiti, importi e modalità di richiesta molto diversi. Da una parte c’è l’esonero contributivo pieno, riservato alle lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con almeno tre figli.

Dall’altra c’è un contributo economico erogato dall’INPS, pensato per una platea più ampia di madri con almeno due figli, esteso dal 2026 anche alle lavoratrici autonome. Le due misure non sono cumulabili tra loro: se si ha diritto all’esonero pieno, il contributo economico non spetta. Vediamo con ordine come funzionano entrambe, chi ne ha diritto, quanto valgono e come fare domanda.

Le due misure del bonus mamme 2026: una panoramica

Il pacchetto di agevolazioni per le lavoratrici madri nel 2026 si articola su due binari paralleli, pensati per intercettare situazioni familiari e lavorative diverse:

  1. Esonero contributivo del 100% per le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con almeno tre figli, in vigore fino al 31 dicembre 2026, in attesa di un nuovo assetto strutturale previsto dal 2027.
  2. Contributo INPS fino a 720 euro annui per le madri con almeno due figli, reddito complessivo entro i 40.000 euro, esteso dal 2026 anche alle lavoratrici autonome e libere professioniste iscritte a una gestione previdenziale obbligatoria.

Chi rientra nei requisiti della prima misura non può accedere anche alla seconda: sono alternative, non cumulabili. Vediamole nel dettaglio, una alla volta.

Esonero contributivo pieno per le madri con tre o più figli

La misura più vantaggiosa in termini economici resta l’esonero contributivo totale, riservato a una platea specifica: lavoratrici dipendenti, pubbliche o private (escluso il lavoro domestico), assunte a tempo indeterminato, con almeno tre figli, di cui almeno uno di età inferiore ai 18 anni (per le madri con esattamente tre figli il beneficio si applica fino al compimento della maggiore età del figlio più piccolo).

In cosa consiste concretamente: l’esonero copre il 100% dei contributi previdenziali a carico della lavoratrice (la cosiddetta quota IVS, che normalmente si aggira intorno al 9,19% della retribuzione lorda per un dipendente).

Non versando questa quota, la lavoratrice vede aumentare direttamente il proprio stipendio netto in busta paga, senza che questo comporti una riduzione della futura pensione: i contributi non versati dalla lavoratrice vengono comunque figurativamente accreditati ai fini pensionistici, quindi non si perde nulla in termini di anzianità contributiva.

Fino a quando resta in vigore: la misura è confermata fino al 31 dicembre 2026. Dal 2027 il quadro normativo cambierà, con l’introduzione di un nuovo esonero strutturale che dovrebbe sostituire l’attuale disciplina transitoria, ma i dettagli definitivi saranno oggetto di un decreto attuativo separato.

Come si ottiene: l’esonero, a differenza del contributo economico che vedremo tra poco, non richiede una domanda formale all’INPS. È sufficiente che la lavoratrice comunichi al proprio datore di lavoro la volontà di avvalersene, fornendo i codici fiscali dei figli. Sarà poi il datore di lavoro ad applicare l’esonero direttamente in busta paga, mentre l’INPS effettua le verifiche dei requisiti in automatico attraverso gli scambi di dati con l’Agenzia delle Entrate e l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente.

Il contributo INPS fino a 720 euro per le madri con due figli

Per le lavoratrici che non rientrano nella platea dell’esonero pieno (perché hanno due figli anziché tre, o perché non hanno un contratto a tempo indeterminato), il 2026 introduce un contributo monetario diretto, erogato dall’INPS su domanda.

A chi spetta: lavoratrici dipendenti (pubbliche e private) e, novità del 2026, anche lavoratrici autonome e libere professioniste iscritte a una gestione previdenziale obbligatoria, con almeno due figli, di cui il più giovane di età inferiore ai 10 anni, e un reddito complessivo che non superi i 40.000 euro annui.

Quanto vale: il contributo è pari a 60 euro al mese, corrisposto per un massimo di dodici mensilità, per un totale di 720 euro annui. Si tratta di un importo raddoppiato rispetto alla misura precedente (che nel 2025 prevedeva 480 euro annui), a testimonianza di un ampliamento della platea e dell’importo riconosciuto per il 2026.

Caratteristiche fiscali: il contributo non concorre alla formazione del reddito imponibile, non è soggetto a contribuzione previdenziale e, elemento non secondario, non incide sul calcolo dell’ISEE. Questo significa che percepirlo non riduce l’importo di altre prestazioni collegate all’ISEE, come l’Assegno Unico o il Bonus Nido, con cui è pienamente cumulabile.

Come si richiede: a differenza dell’esonero contributivo, questa misura non è automatica: va richiesta presentando apposita domanda all’INPS, tramite il portale istituzionale (con SPID, CIE o CNS), un patronato, o il Contact Center INPS. Per le lavoratrici autonome, l’INPS provvede a scomputare direttamente l’importo dai versamenti contributivi dovuti nel corso dell’anno, mentre per le dipendenti l’erogazione avviene solitamente con un’unica soluzione a fine anno, salvo diverse modalità comunicate dall’Istituto.

Perché le due misure non sono cumulabili

La logica alla base della non cumulabilità è semplice: si tratta di due strumenti pensati per la stessa finalità — sostenere il reddito delle madri lavoratrici con più figli — ma calibrati su platee e importi diversi. Chi ha già diritto all’esonero contributivo pieno (madri con tre o più figli, tempo indeterminato) riceve un beneficio economico generalmente più consistente rispetto ai 720 euro annui del contributo INPS, motivo per cui la legge esclude la possibilità di sommare le due misure.

In pratica: se si hanno tre figli e un contratto a tempo indeterminato, conviene quasi sempre l’esonero contributivo pieno; se si hanno due figli, o tre figli ma senza un contratto a tempo indeterminato (ad esempio con un contratto a termine o come lavoratrice autonoma), la strada resta il contributo INPS da richiedere con domanda.

Cosa fare in pratica: la checklist

Per orientarsi rapidamente tra le due misure, ecco i passaggi da seguire in base alla propria situazione:

Se si hanno tre o più figli e un contratto a tempo indeterminato:

  1. Comunicare al datore di lavoro l’intenzione di avvalersi dell’esonero contributivo, fornendo i codici fiscali dei figli.
  2. Verificare in busta paga la comparsa della voce “esonero contributivo” nei mesi successivi.
  3. Non è necessaria alcuna domanda formale all’INPS.

Se si hanno due o più figli (il più giovane sotto i 10 anni), reddito entro 40.000 euro, e non si rientra nell’esonero pieno:

  1. Verificare di possedere i requisiti reddituali e familiari richiesti.
  2. Presentare domanda all’INPS tramite portale, patronato o Contact Center.
  3. Attendere la comunicazione di accoglimento e le modalità di erogazione (scomputo sui contributi per le autonome, erogazione diretta per le dipendenti).

Domande frequenti sul bonus mamme 2026

Le due misure del bonus mamme sono cumulabili tra loro?
No. Se si ha diritto all’esonero contributivo pieno per le madri con tre o più figli a tempo indeterminato, non si può ricevere anche il contributo INPS da 720 euro, riservato a chi non rientra nella prima misura.

Le lavoratrici autonome possono accedere al bonus mamme 2026?
Sì, dal 2026 il contributo INPS di 720 euro annui è stato esteso anche alle lavoratrici autonome e alle libere professioniste iscritte a una gestione previdenziale obbligatoria, a condizione di avere almeno due figli e rispettare il limite di reddito.

Il contributo da 720 euro incide sull’ISEE o su altre prestazioni?
No. È fiscalmente neutro, non concorre al reddito imponibile, non è soggetto a contribuzione e non incide sul calcolo dell’ISEE, restando pienamente cumulabile con Assegno Unico e Bonus Nido.

L’esonero contributivo riduce l’importo della futura pensione?
No. I contributi non versati dalla lavoratrice grazie all’esonero vengono comunque accreditati figurativamente ai fini pensionistici, quindi non si registra alcuna perdita di anzianità contributiva.

Fino a quando è garantito l’esonero contributivo pieno per le madri con tre figli?
Fino al 31 dicembre 2026. Dal 2027 è prevista l’introduzione di un nuovo assetto strutturale, i cui dettagli saranno definiti da un successivo decreto attuativo.

In sintesi

Il bonus mamme 2026 non è una misura unica ma un sistema a due velocità: l’esonero contributivo pieno, più vantaggioso ma riservato alle madri con tre o più figli e un contratto a tempo indeterminato, e il contributo INPS fino a 720 euro annui, pensato per una platea più ampia — comprese, da quest’anno, le lavoratrici autonome — ma da richiedere attivamente con domanda all’Istituto.

Prima di scegliere quale percorso seguire, conviene verificare con attenzione in quale delle due platee si rientra, perché nella maggior parte dei casi non c’è possibilità di scelta: la normativa stabilisce in automatico quale misura spetta in base alla situazione contrattuale e familiare della lavoratrice.

Di